In realtà non è obbligatorio cambiare abitudini consolidate e uscire dalla propria zona di comfort.
Lo diventa quando questa è diventata troppo stretta, quando non è più confortevole perché le cose cambiano,
oppure perché si desidera cambiare, crescere, fare un altro lavoro, non ripetere sempre gli stessi errori,
migliorare la qualità delle proprie relazioni o addirittura cambiare partner, uscire da una relazione tossica
o comunque mortificante o castrante per le proprie ambizioni e i propri talenti.

In verità, le cose cambiano, noi cambiamo e finiamo per trovarci in una realtà vecchia, nata in altre circostanze,
mentre i nostri pensieri e i nostri bisogni sono cambiati. Le vecchie abitudini sono divenute stantie e disfunzionali,
la zona di comfort è diventata sconfortevole e abbiamo già in mente qualcosa di nuovo da realizzare, ma invisibili catene
ci tengono legati al passato e non ci fanno muovere.

È il momento di cambiare e, in questo percorso di cambiamento, può essere utile il coach.

Il ruolo del coach

Coach è una parola inglese che significa carrozza, pullman, mezzo di trasporto. In seguito il termine
ha assunto anche il significato di allenatore o trainer, in quanto persona che aiuta a compiere un cammino dal punto di partenza
al punto di arrivo, che si identifica con il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Il coach, perciò, non è un terapeuta né uno psichiatra, ma un allenatore, un istruttore che sostiene il cliente
nel suo percorso di cambiamento.

Perché il coach? Perché tra la situazione di partenza e quella di arrivo ci sono l’ansia, la paura dell’ignoto,
il timore di non farcela.

C’è la forza della conservazione che rema contro il cambiamento, ci sono le convinzioni limitanti,
il dialogo interiore autoboicottante, c’è l’ambiente in cui viviamo che spesso non vuole il tuo cambiamento,
c’è l’uso improprio del linguaggio che definisce le cose in un modo che tende a chiudere le porte piuttosto che aprirle.

Il coach aiuta ad affrontare il viaggio, attraversare la zona dell’ansia e della paura, le aspettative limitanti degli altri,
la caduta della motivazione, il vittimismo oppure la soddisfazione illusoria dei desideri e il blocco dell’azione.

La zona di apprendimento

Si giunge così nella zona di apprendimento. Ti liberi dei pesi del passato e torni come un bimbo che ha voglia di imparare,
crescere, acquisire nuove abilità.

Questa fase è altrettanto delicata perché può richiedere impegno, costanza, buona volontà e attenzione.
Si tratta infatti di imparare cose nuove: servono studio, esercizio e continuità.

Anche in questa fase possono emergere dubbi, stanchezza, voglia di rinunciare, rabbia davanti alle difficoltà e quindi
possono riproporsi atteggiamenti del passato come l’evitamento, la rinuncia, la frustrazione e altri ostacoli
alla riuscita dell’impresa.

Non è ancora il momento di mollare: il coach è sempre lì per insegnare, sostenere, guidare e soprattutto fare domande
che aiutino a prendere coscienza dei propri bisogni e dei propri reali intendimenti.

Una nuova zona di comfort

Infine si giunge all’obiettivo: una nuova fase della vita, una nuova zona di comfort in cui le nuove abitudini
non appaiono né faticose né costrittive, ma parte di uno stile di vita più soddisfacente, libero e appagante.

Molte persone riescono a cambiare senza l’aiuto di un coach o di un terapeuta: sono coloro che hanno un mindset dinamico,
capace di travolgere o aggirare gli ostacoli e andare avanti.

Altri rimangono bloccati, si lamentano, protestano, ma non cambiano atteggiamento perché i loro blocchi emotivi li conducono
nel solito loop di errori che si ripetono senza soluzione. Di fronte alle difficoltà si lamentano, imprecano, accusano gli altri,
ma non cambiano niente, pur pretendendo che le cose cambino.

Ma non si può pretendere che le cose cambino se si fanno sempre le stesse cose: solo immettendo qualcosa di nuovo e produttivo
si innesca il cambiamento, anche negli altri.

Affrontare ciò che è irrisolto

L’irrisolto urla dal fondo dell’anima e chiede attenzione. Se non la ottiene, boicotta il cambiamento:
è come un debito, una tassa da pagare; se non la paghi, non vai avanti.

Cambiare chiede di fare i conti con il passato, con le relazioni irrisolte, con le cose lasciate a metà,
con gli impegni non mantenuti, con le proprie ansie e le proprie paure, con abitudini disfunzionali,
traumi infantili, convinzioni limitanti e sforzi infruttuosi.

Le forze della conservazione e della sicurezza non amano il rischio e il cambiamento.

Cambiare punto di vista

Infine, per cambiare bisogna assumere un altro punto di vista, dette tecnicamente posizioni percettive:
uscire dal proprio punto di vista incentrato su se stessi e cominciare a vedere le cose dal punto di vista dell’altro,
dal di fuori, come se si stesse studiando una situazione che non ci appartiene, e infine dal di dentro del sistema,
consapevoli di come gli altri ci influenzano e di come noi possiamo influenzare gli altri.

Il coach guida e supporta il cambiamento.